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venerdì 22 agosto 2014

Portogallo: 6 luoghi da visitare ad Oporto

Dopo avervi parlato della sua street art, vi porto in giro per Oporto (Porto) tra chiese, musei e palazzi storici. Inizialmente pensavo a due post separati, ma ho pensato che forse uno unicamente su tre chiese (per quanto bellissime) potesse risultare pesante per chi non ama molto andare "per chiese"... Noi, in fin dei conti, una l'abbiamo visitata quasi per caso perché, in realtà, ci interessavano (solo) le altre due.
Basta chiacchere, direi di cominciare :) Vi porto ora in giro tra, come da titolo, 6 luoghi di Porto dando al muo racconto un senso logico: parto dal più lontano dal centro (ma nemmeno troppo) per passare dal centro, arrivare vicino al fiume e salire su una delle colline della città per visitarne la cattedrale.
Cominciamo con la Casa da Música, ovvero (semplicemente) l'auditorium di Porto! Costruito nel 2001, quando Porto e Rotterdam vennero scelte come capitali della cultura, è il primo edificio interamente dedicato alla musica costruito in Portogallo. Siamo andate perché ci aveva intrigato la descrizione che ne avevamo letto: diceva che aveva la "forma di un diamante grezzo". Si, forse un po' la ricorda, ma ci ha colpite anche il fatto che la manutenzione sembrasse forse un po' scarsa (cosa che, poi, ci ha colpite anche durante la visita)
Casa da Musica
Il biglietto d'ingresso costa 5 euro e la visita dura circa un'ora. Vi è una sola grande sala, che ha 1300 posti a sedere. Anche qui, come per l'auditorium di Roma, sono stati usati molti accorgimenti che limitassero la perdita di acustica nel caso di posti vuoti nella platea.
Casa da Musica
Vi sono altre piccole sale in cui vengono ospitati piccoli concerti ed eventi, ma nessuna di queste mi ha colpita. Vi è, poi, una piccola saletta dalle pareti ricoperte di azulejos, le maioliche tipiche portoghesi. Questa si che colpisce!
Casa da Musica
Passiamo ora per il centro città con la Chiesa do Carmo, caratterizzata dagli azulejos che ne ricoprono completamente l'esterno della chiesa stessa. Questa copertura la rende riconoscibile per i turisti fin dal primo sguardo.
Chiesa do Carmo
Anche l'interno colpisce molto: è appariscente, secondo me ovviamente, grazie soprattutto alla quantità d'oro che venne usata per gli ornamenti degli interni stessi.
Chiesa do Carmo: interni
Accanto a questa chiesa se ne trova un'altra: la Chiesa dos Carmelitas.... Così accanto che condividono un muro in comune. Questa è forse leggermente più piccola (anche se all'interno la differenza si nota poco) e questa ha un piccolo "campanile" (nella foto è la chiesetta sulla sinistra)
Chiesa do Carmo e chiesa dos Carmelitas
Anche in questo caso ciò che più mi ha colpita degli interni è la grande quantità d'oro usata per gli interni!
Chiesa dos Carmelitas: interni
Proseguiamo il nostro giro: vicino a queste due chiese, sempre nel centro della città non ancora sul fiume, si trova il Centro Português de Fotografia. L'edificio era, in passato, carcere (al piano inferiore) e tribunale (piani superiori) e si vede la differenza tra le due funzioni grazie ai particolari che cambiano quando si passa dall'uno all'altro (il carcere ha spazi più ampi e curati). L'ingresso al museo è gratuito e viene data anche una scheda esplicativa che racconta l'edificio (c'è anche quella con la spiegazione in italiano!). Nelle sale di quello che era il carcere vi è una mostra fotografica : vi sono esposte le foto vincitrici delle varie categorie di un premio fotogiornalistico portoghese (nello specifico, le prime tre di ogni categoria). Alcune sono molto crude, ma comunque molto belle (capitan ovvio? Forse, ma è anche vero che, per cose come fotografia ed arte in generale, il bello è anche molto soggettivo). Le sale sono numerate, così che vi sia un percorso preciso e risulti più snella la visita.
Centro Português de Fotografia
Ovviamente la parte che ho preferito è stata la mostra riguardante l'evoluzione delle macchine fotografiche (poteva essere altrimenti??) che si sviluppa nella parte del palazzo che una volta ospitava il tribunale (ce n'erano alcune fantastiche e mi sono divertita troppo davanti le "spycam").
Centro Português de Fotografia: macchine fotografiche
Ci avviciniamo ora al fiume andando al Palácio da Bolsa (meglio conosciuto come Palácio da Associação Comercial do Porto). Il biglietto intero costa 7 euro ed il palazzo è visitabile solo con visite guidate. Non è detto che il primo orario che vi danno come disponibile quando fate il biglietto sia in una lingua che capite (ovviamente non ci sono in italiano), quindi chiedete. La guida non parlava molto bene l'inglese (cosa che ho riscontrato diverse volte in questo viaggio),ma è stata interessante lo stesso. La prima parte della visita ci ha portate attraverso sale che non mia hanno colpita/entusiasmata più di tanto, ma una cosa che colpisce fin da subito è la struttura del palazzo stesso. Oggi, ovviamente, il palazzo non è più usato per le operazioni di borsa.
Palácio da Bolsa: interni
La sala principale del palazzo è la "sala Araba", costruita tra il 1862 e il 1880. La stanza è decorata in stile Neomoresco ed è utilizzata per il ricevimento di personalità e vertici di stato in visita ad Oporto. La sala è, ovviamente, bellissima. Probabilmente, secondo me, la più bella di tutto il palazzo!
Palácio da Bolsa: interni
Per l'ultima tappa di questo post ci allontaniamo un po' dal fiume: andiamo alla Cattedrale (Sé) di Porto.
Cattedrale di Oporto: esterno
Bella, molto bella, imponente e (come altre chiese del Portogallo) caratterizzata da un forte uso dell'oro per finiture e decorazioni!
Cattedrale di Oporto
Vi lascio con una vista della città dalla collina della cattedrale, foto che non poteva mancare! Tra qualche giorno un nuovo post su cosa vedere a Porto!
Dalla collina della cattedrale

--- Altri luoghi da visitare a Porto ---

venerdì 14 marzo 2014

Berlino e la memoria del XX secolo

Sapete quanto a me piaccia camminare, passeggiare per le strade di una città (soprattutto se la visito per la prima volta), per osservarla scorrere cercando di capirne "l'anima". Anche a Berlino ho cercato di mantenere (almeno in parte) la mia preferenza per le lunghe passeggiate allo stare al chiuso visitando i musei. Certo, ho visitato anche alcuni musei, ma in questo post, il primo in cui vi parlo della mia settimana berlinese, vi parlerò di una passeggiata di poco più do un'ora.
Sfogliando la mia lonely planet, ho trovato un percorso a piedi suggerito che riguarda la "Berlino ebraica". La storia del '900 la conosciamo tutti, non c'è di certo bisogno di ripeterla, e io mi sono lasciata rapire dalla descrizione della guida e dalla storia di questi luoghi "simbolo" della storia stessa.

La passeggiata inizia, ovviamente, dalla Sinagoga. Bella, non troppo imponente, incastonata con le sue cupole tra gli altri palazzi, era il maggiore luogo di culto della Germania; oggi all'interno vi è un museo ed è anche un luogo di incontro par la comunità.
La Sinagoga di Berlino

Poco distante c'è la "Jüdische Mädchenschule": era una scuola femminile ebraica. Venne riaperta nel 2012 (quindi anche "poco" tempo fa) come galleria d'arte e ristorante.
Scuola ebraica oggi galleria d'arte

Continuo fino alla "Der Verlassene Raum" (La stanza abbandonata), un'installazione artistica. In un "palchetto" ci si trova davanti ad un tavolo e due sedie, di cui una a gambe all'aria: vuole ricordare (la guida dice "commemorare") gli ebrei che furono costretti a lasciare le loro case di corsa senza potervi mai fare ritorno. Non lasciatevi ingannare da una foto (sia la mia che tutte quelle che trovate in rete) e(/o) dalla descrizione di una guida. Non si tratta semplicemente di un tavolo e due sedie, quando ci si trova veramente lì davanti non si può che riflettere...
La stanza abbandonata

Lungo la Grosse Hamburger Strasse, si trova la "Missing House". Sicuramente la riconoscerete, perché si nota quello spazio dove, una volta, vi era un palazzo che è stato distrutto da una bomba.
Il palazzo che non c'è

Sui palazzi accanto si trovano delle targhe commemorative delle famiglie ebree che persero la vita a causa di quella bomba. Famiglie scomparse bruscamente mentre stavano semplicemente vivendo la loro vita.
Il palazzo che non c'è: targhe commemorative

Poco più avanti si trova quella che era nata come scuola maschile ebraica: fondata nel 1788 e chiusa dai nazisti, sopravvisse senza danni alla guerra. Oggi è frequentata da ragazzi e ragazze di religione ebraica e non.
scuola ebraica

Accanto alla scuola si trova il cimitero ebraico: piccolo ed immerso nel verde. Ammetto che è uno dei luoghi che mi ha colpita di più durante il mio giro. Non è "affollato" come i cimiteri che mi è capitato di vedere, le tombe sono ordinate e "composte" ed è molto verde.
Cimitero Ebraico.

Arrivata a questo punto mi allontano dalla zona di Scheunenviertel, saltando l'ultimo punto del percorso consigliato dalla guida (mi piace "rifare" i percorsi adattandoli a ciò che preferisco fare in quel momento) e prendo la metro per andare all'Holocaust Mahnmal, vicino alla Porta di Brandeburgo. Si tratta di un monumento costruito per ricordare le vittime ebree in Europa. Le 2700 stele, tutte delle stesse dimensioni, sono state costruite su un terreno in discesa per cui, quelle "al centro" sembrano essere più alte delle altre: girando "senza una meta" si percepisce la loro "serietà" e freddezza. Sembra di trovarsi in un luogo senza tempo, con tanti volti e forti ricordi del passato.
Holocaust Memorial

Questo è un posto che non si può non visitare, sia per ciò che rappresenta che per le sensazioni che dà ai visitatori.
Holocaust Memorial
Questa è la cartina che si trova sulla guida (Lonely Planet) che condivido qui con voi per farvi capire che giro ho fatto. L'unica differenza è che l'ultimo punto segnato (il numero 7; si tratta della "Haus Schwarzenberg", ovvero tre piccoli musei sulla storia degli ebrei durante il Nazismo), l'ho "sostituito" con l'Holocaust Mahnmal raggiunto con la metro.

Berlino ebraica: il mio percorso

La cartina dice che c'è bisogno di un'ora per completarlo, io ci ho messo circa 45 minuti in più. Ho deciso di andare con molta calma (includendo anche una pausa caffè per scaldarmi visto il freddo) e ho cercato di far emergere il mio lato più riflessivo: viaggiare, in fondo, serve anche per questo; E vedere questi edifici mi ha portato a riflettere sulla storia passata (anche se "recente") e su cosa è sopravvissuto alle follie del passato.

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