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martedì 2 dicembre 2014

La mia esperienza con Uber

Continuo a scrivervi le mie opinioni e recensioni riguardo alle collaborazioni legate al viaggio a Londra ed oggi voglio parlarvi di Uber. Prima di parlarvi della mia esperienza, visto che molti non conoscono quest'applicazione ve ne parlo brevemente.
Si tratta di un'app che consente di prenotare un'auto con conducente via smartphone senza usare soldi, ma la carta di credito: i soldi saranno scaricati dalla carta di credito che avrete inserito al momento dell'iscrizione ad uber. Prenotare è molto semplice: una volta avviata l'applicazione inserite il punto di partenza, vi viene comunicata a quanti minuti di distanza si trova la macchina più vicina a voi e potete, a quel punto, confermare la richiesta (dopo aver inserito, ovviamente, il punto di arrivo). Vi viene anche inviato, dietro richiesta, un preventivo di quanto spenderete. Per il costo, comunque, ci sono vari aspetti che incidono:se l'automobile viaggia in media sotto i venti chilometri orari si applica una tariffa a tempo, se la velocità è più alta si va a distanza.
Si tratta a tutti gli effetti di ncc, conosciamo tutti (o quasi) la diatriba tra uber ed il mondo dei tassisti e io non voglio infilarmi in questo discorso che non potrei sostenere in favore di nessuno (non sono qui per prendere le parti di uno o dell'altro contendente).
Questa è stata la mia prima (ed unica, fino ad oggi) esperienza con Uber e quindi ve ne parlo, ovviamente, in base a quest'unica esperienza.
All'andata, da casa mia all'aeroporto di Ciampino, non ho avuto alcuno tipo di problema. Avviata l'applicazione ed impostato punto di partenza ed arrivo ho richiesto la macchina, segnalata a 10 minuti di distanza: questa è arrivata nel tempo previsto ed ho potuto seguirne il percorso grazie alla mappa integrata nell'app stessa (sorvolerò sul fatto che, da brava paurosa di arrivare tardi in aeroporto sono arrivata in larghissimo anticipo). Insomma, fino a questo punto nessun intoppo, nessun problema.

Al ritorno, però, ho avuto molta difficoltà a trovare una macchina: il volo di ritorno era easyjet e siamo quindi arrivate all'aeroporto Leonardo da Vinci a Fiumicino, dove non vi era nessuna macchina disponibile.. Ho aspettato 5/6 minuti, ma nulla. La mia amica aveva chiesto ad un'altra sua amica se poteva andarla a prendere in aeroporto, quindi ho chiesto se potevo aggregarmi fino in zona "EUR Torrino", pensando che da lì sarebbe stato più semplice. Ma.... Niente! Mi segnava una berlina nera disponibile, ma appena mandavo la richiesta non succedeva nulla, come se l'autista non rispondesse o rifiutasse la richiesta (questa è una mia ipotesi, non so come funzioni uber "lato autista"). Da lì ci siamo spostate (santa l'amica mia che nonostante fame e stanchezza alle 22 passate ha preso la macchina per accompagnarmi) e, colpo di scena, inserendo una via poco distante sempre in zona EUR finalmente ho trovato una macchina disponibile e che sono riuscita a prenotare per tornare a casa!
Ho avuto l'impressione che ci fossero alcune parti della città scoperte (o poco coperte). Come ho già scritto ad Arianna,Marketing & Communications Manager di Uber Roma, suggerirei, quindi, di cercare una maggiore copertura della città in modo tale che non ci siano troppi problemi o di implementare nell'app la possibilità di sapere dopo quanto tempo si libererà la prima macchina, in modo tale che le persone possano scegliere, in quel caso, se aspettare o meno che si liberi. Potrebbe essere una soluzione, no? :)

Voi avete mai usato uber? Come vi siete trovati? Fatemi sapere, io intanto vi ricordo che inserendo il codice "CAMILLAUBER" avrete diritto ad uno sconto fino a 20 euro sulla vostra prima corsa con UBER
Codice sconto UBER

domenica 21 settembre 2014

Alcune riflessioni sul Portogallo

Cachilas: vista del ponte al tramonto
Durante ogni viaggio mi piace, oltre lo scoprire musei e monumenti (possibilmente quelli poco conosciuti), osservare anche tutto il resto della città: le persone (indigene, mica i turisti), i ristoranti (per cercare di capire quali sono i più frequentati dai locali e dove non mi spenneranno per una cena), tutto "condito" da tutto ciò che mi colpisce, nel bene e nel male, e mi aiuta a farmi un'idea del paese che visito. Oggi, anche se ho ancora diversi luoghi da mostrarvi e raccontarvi, vorrei condividere qui con voi alcune riflessioni riguardo al Portogallo.
Durante tutto il viaggio non ho potuto fare a meno di notare come molti dei lavoratori che stanno a contatto col pubblico abbiano una scarsa conoscenza dell'inglese... Ovviamente non parlo dei piccoli negozi dove vanno (solo) i locali e che quindi difficilmente si preoccupano di eventuali turisti,ma parlo di posti come i musei che con i turisti hanno a che fare tutti i giorni. Mi è capitato sia al palazzo della borsa di Porto che alla cattedrale di Braga di trovarmi a seguire una visita guidata in inglese fatta da guide che parlavano male inglese non semplicemente in fatto di pronuncia (io per prima non ho una pronuncia ottimale e quindi sono l'ultima al mondo che si può permettere di giudicare questo aspetto), ma anche dal punto di vista della conoscenza dei vocaboli: sapevano a malapena quelli inerenti a ciò che spiegavano e spesso necessitavano di suggerimenti da parte dei visitatori! Il mio "pensiero" è che, forse, prima di vendere visite guidate in inglese si dovrebbero cercare delle persone in grado di farle al meglio come è successo alla Casa Da Musica di Porto. Devo però sottolineare che la guida che abbiamo trovato alla cattedrale di Braga era un ragazzo molto giovane e sembrava avere iniziato da poco il lavoro di guida e, magari, l'emozione ha giocato tanto.
Sappiamo tutti che questi ultimi anni di crisi sono stati problematici soprattutto per alcuni paesi in particolare.. Il Portogallo è tra questi e fino a che non ho visto con i miei occhi gli effetti che questa crisi ha avuto su questo paese non pensavo che fossero arrivati in una situazione veramente tremenda! Bisogna dire che, a quanto pare, ora il paese si sta riprendendo, ma sono ancora visibili gli effetti e potremmo riassumere il tutto come "Crisi = gente per strada, palazzi a pezzi. Si, certo, anche noi in Italia ora non ce la passiamo bene e dobbiamo pensare (in quanto italiani) a risolvere i nostri problemi...
Quando la natura ha il sopravvento
Ma in quei giorni in Portogallo ho potuto vedere e "toccare con mano" cosa accade quando va tutto male e il paese tocca il fondo: persone dall'aspetto normale, come noi e voi, che chiedono l'elemosina quasi vergognandosi (pensate come vi sentireste voi a farlo); palazzi completamente abbandonati perché, evidentemente, non c'erano i soldi per poter ristrutturare ed ora, forse per evitare che mendicanti e barboni vi si nascondessero per la notte, hanno porte e finestre murate in attesa che qualcuno li rimetta apposto; di altrettanti palazzi è rimasta solo la facciata, per di più puntellata perché non crolli... Questo non accade solo in periferia, ma anche in pieno centro! Il punto a cui potrebbero arrivare tutti i paesi in crisi, Italia compresa...
Via del centro
Ho notato, come già mi era capitato lo scorso anno in vacanza a Cipro, di trovare molti wifi con accesso per i clienti (soprattutto ad Oporto). La differenza con la vacanza dello scorso anno è che, in Portogallo, raramente ho dovuto chiedere la password perché o erano senza protezione o, in caso contrario, la password era sempre bene esposta. Altro che Italia, dove nella maggior parte dei casi non vi è la possibilità di usare wifi o se c'è connessione disponibile questa è debole, affollata e, quindi, inutilizzabile :(
Ho trovato, nonostante le loro difficoltà con l'inglese, anche molta cordialità e voglia di aiutare le altre persone, turisti o meno. Ho constatato che anche se chiedevamo indicazioni e la persona che avevamo di fronte non parlava inglese, questa cercava di aiutarci anche rispondendo a gesti... Alcune volte è capitato anche che, magari ad una fermata dell'autobus, mentre studiavamo la cartina qualcuno del luogo ci si avvicinasse chiedendo (in inglese o portoghese) se avessimo bisogno di aiuto.
Infine non ho potuto fare a meno di notare che il Portogallo è un paese che per certi versi è decisamente molto economico: i biglietti per la maggior parte dei siti turistici costano meno di 5 euro a parte qualche caso (e a parte i castelli di Sintra, tutti più costosi); anche i supermercati sono economici.. anzi, più che economici!! Lo so che su certi argomenti è difficile credere sulla parola e tutto quello che posso fare è portarvi un esempio pratico di una spesa che abbiamo fatto (in questo caso a Faro) ed invitarvi a, quantomeno, dare un'occhiata ai prezzi: noi abbiamo comprato pesche e susine per circa 1kg e 1/2 di frutta (che generalmente costa meno di un euro al chilo), 4 bottigliette d'acqua (0,16 euro l'una), 4 yoghurt, 1 pacco di crackers ed 1 pacco di merendine (di quelle di cereali) tutto per poco meno di 8 euro...

Mi piace riflettere sui nuovi paesi che visito e "prendere appunti", per questo ho anche iniziato a portare con me un quaderno per scrivere tutto ciò che vedo e mi colpisce.. E a voi capita mai di fermarvi a riflettere su un aspetto in particolare di un paese che visitate?

venerdì 12 ottobre 2012

camere d'albergo e materassi "finti matrimoniali"

No, tranquilli.. Non sono completamente impazzita, giuro! Oggi volevo parlare dei materassi "fintamente matrimoniali" (si dirà, "fintamente"?? vabbe, ci siamo capiti)

Quante volte avete prenotato una camera matrimoniale per le vostre vacanze e, una volta arrivati, avete trovato il famigerato letto matrimoniale costruito con due letti singoli uniti, o la struttura del letto da voi richiesto con due materassi singoli anziché un materasso a due piazze??

Quante volte, quindi, vi sete svegliati durante la notte perchè il letto "si apriva" e avete quindi passato una notte balorda?

Beh, durante il mio ultimo viaggio a Londra, ho avuto una sorpresa: i gestori dell'hotel (o chi per loro) hanno trovato una soluzione a questa cosa: hanno unito i due materassi singoli in modo tale che non si potessero staccare.
In che modo?? Ve lo spiego con le foto:







Vi posso assicurare che l'idea funziona, visto che non ci sono state cadute dal letto dovute alla separazione dei materassi, o altri problemi simili.

Voi che ne pensate di questa idea curiosa per ovviare alla mancanza di un letto a due piazze per le camere matrimoniali?

domenica 26 agosto 2012

Prenotazioni su internet e commenti post soggiorno

Solitamente, per prenotare gli hotel per i vari viaggi, uso booking.com
Dopo aver letto le caratteristiche dell'hotel, mi capita anche di leggere i commenti degli utenti che già vi hanno soggiornato. Ma, più spesso, mi capita di leggerli al mio ritorno, quando vado io a inserire il mio.
Nelle descrizione dei vari hotel, viene specificato quali servizi vengono offerti e quali no, quali sono gratuiti e quali a pagamento e tutte le cose importanti che devono essere specificate. Ma, alle volte, sembra che alcune persone non leggano bene tutto o lo facciano solo in maniera superificiale.
Cosa intendo? Ve lo spiego subito, con tre esempi presi dal sito booking.com:

Agriturismo Tenuta Monte La Guardia

Ecco cosa riporta la descrizione dell'hotel:











Ecco cosa si trova nei commenti lasciati dagli utenti:







Hotel Flora, Milano
Cosa si legge nella descrizione dell'hotel:








cosa si legge nei commenti degli utenti:







Hotel miramare, Ladispoli
Cosa si legge nella descrizione dell'hotel











Cosa si legge nei commenti degli utenti









Voi cosa ne pensate? Fatemi sapere la vostra!



venerdì 6 aprile 2012

Consigli di viaggio per chi ha intolleranze alimentari

Sperimentare nuovi sapori è sicuramente una delle gioie più grandi in un viaggio, ma là fuori c'è una marea di viaggiatori che deve informarsi esattamente su cosa ha nel piatto prima di assaggiarlo. Quelli che tra noi hanno allergie o intolleranze alimentari soffrono gli stessi disagi dei vegetariani e dei vegani in viaggio, con l'ulteriore paura di rischiare di star male se mangiano la cosa sbagliata.

Da viaggiatrice celiaca quale sono (il che significa niente grano, orzo, segale e, sì, niente croissant), ho usato molto spesso il linguaggio dei segni in ristoranti e supermercati. Per non parlare dell'esame attento delle liste degli ingredienti, l'uso furtivo del dizionario nei caffè, o la rabbia tenuta a freno nel vedere i pasti insipidi che ti presentano in aereo.

Ma seguire una dieta speciale non ha smorzato il mio appetito per i viaggi. Ed ho trovato cuochi esperti e comprensivi in tutto il mondo che hanno preparato nasi goreng (Malaysia), pizze (Italia) e pierogi (Polonia) senza glutine e che non hanno ceduto alla tentazione di mettere quella cialda tutta grano sul mio gelato (davvero troppi paesi per tenerne il conto). Quindi non scoraggiarti se tu o il tuo compagno di viaggio dovete evitare alcuni alimenti. Queste otto dritte mi hanno permesso di ficcare il naso in ogni angolo del mondo senza correre rischi; un'alimentazione attenta talvolta nasconde dei vantaggi che potrebbero sorprenderti.

1. Preparati alle delusioni in volo
Se hai crocettato la casella per le esigenze alimentari per i pasti in aereo, il volo potrebbe riservarti un insipido banchetto. Ho visto passeggeri mangiare panini con il bacon, mentre l'alternativa senza glutine era una mela avvolta da pellicola trasparente. Fino a quando le compagnie aeree non ravviveranno i loro menu per chi ha particolari esigenze alimentari, dovrai viaggiare preparato. Portati degli spuntini di riserva per il viaggio (avendo cura di controllare le norme di importazione, in modo da non superare i limiti con alimenti non consentiti), e nascondi alcune scorte d'emergenza per i momenti in cui non sei a terra.
2. Conosci il tuo nemico
Un po' di ricerche sulla cucina locale ti indicheranno le 'zone pericolose', che si tratti di un gruppo di alimenti da evitare (latticini, glutine) o di un allergene più specifico (come alcuni tipi di frutta a guscio, soia, gamberetti, uova). Ogni piatto al curry è condito con olio di arachidi? I cibi vengono infarinati prima della frittura? Armati delle giuste domande: nell'Asia sud-orientale le insalate sono spesso condite con crema di gamberetti, gli chef francesi tendono ad aggiungere beaucoup de burro e molti piatti dell'Europa orientale sono cosparsi di pezzetti di bacon nascosti. Potresti dover essere esplicito quando chiedi gli ingredienti che il cuoco usa d'abitudine.
3. E conosci il tuo corpo
Solo tu puoi sapere se una briciola del tuo 'nemico' ti fa stare solo un po' male o se ti trascina in una lotta tra la vita e la morte. Se il ricovero in ospedale è necessario quando mangi la cosa sbagliata, diventa estremamente importante informare la compagnia aerea, ricercare ristoranti (su siti come Allergy Eats), munirsi di un'adeguata quantità di medicinali per la tua allergia (ed avere un certificato medico se hai un autoiniettore di epinefrina) e conoscere i numeri di emergenza locali. Pernotta in appartamenti o ostelli che hanno la cucina, se hai necessità di preparare i tuoi pasti. E quando vai in giro per la città, porta con te una tessera su cui sono scritte le tue abitudini alimentari: una spiegazione tradotta delle proprie esigenze è la manna dal cielo per i celiaci, gli intolleranti al lattosio e per chi soffre di allergie. Ma assicurati che la tessera arrivi alla persona che si occupa di preparare il tuo piatto, non solo ai camerieri. Mi è capitato non poche volte che il cameriere, talmente scocciato dalle mie richieste, arrivasse a dire che il ristorante non aveva nulla da offrirmi, ma non appena la tessera arrivava nelle mani dello chef, uscivo dal ristorante con la pancia piena.
4. Trova un compagno di viaggio comprensivo
"Non so cosa farei se non potessi mangiare i latticini!", sospira il tuo compagno di viaggio, tra un boccone e l'altro di cremosa zuppa inglese. Trattieniti dallo spiaccicargli la faccia nel dessert, e mettiti in viaggio con qualcuno che ti capisca. Qualcuno che non si lamenti delle molte tappe per esaminare i menu fuori dai ristoranti, che non si allontani con imbarazzo mentre interroghi il cameriere o che non ti istighi a sfidare il pericolo, mettendo a rischio la tua salute. (Ma all'estremo opposto, non vorrai neanche metterti al tavolo con qualcuno che diventi paladino della tua causa al punto da essere maleducato con i camerieri).
5. Chiedi prima di ordinare da bere
Non c'è niente di più imbarazzante di un cameriere con la puzza sotto il naso che ti dice che non può portarti null'altro che un'insalatina, dopo aver stappato quella costosa bottiglia di Pinot. Informati prima, in modo da poter uscire dal ristorante senza imbarazzo, se non hanno niente che tu possa mangiare (o se il loro atteggiamento non ti convince). Ma cerca di capire che le tue richieste potrebbero andare al di là del loro atteggiamento comprensivo: ogni paese ha un diverso livello di conoscenza sulle intolleranze alimentari e le allergie. Alcuni ristoranti potrebbero essere talmente spaventati all'idea che tu tiri le cuoia all'improvviso per servirti anche solo un piatto, altri, invece, penseranno che sei solo un cliente esigente. Sfodera sempre un bel sorriso per mettere in chiaro che non stai rifiutando i piatti della cucina locale, ma stai semplicemente chiedendo un aiuto per assaggiarli senza correre rischi
6. Gioisci delle vittorie
Ti capiterà anche di avere qualche shock in viaggio: stentavo a crederci quando in Portogallo ho trovato una bottiglia d'acqua che era stata 'irrobustita' con il frumento. Ma sperimenterai anche fantastiche sorprese. Pensavo che sarebbe stato difficile evitare gli impasti a base di grano in Australia, la patria delle torte - ma quasi ogni panetteria sembrava essere provvista di dolci senza glutine. La gente, poi, mi ha preso in simpatia quando ho detto di essermi imbarcata nell'avventura di trovare alimenti senza frumento nella patria spirituale della pizza e della pasta, ma l'Italia si è rivelata uno dei posti più confortevoli in cui ho viaggiato, per l'incredibile flessibilità dei caffé e delle farmacie piene zeppe di impasti, pane e pasta privi di glutine. (Non volevo più tornare a casa).
7. Apprezza i menu che offrono prodotti preparati sul momento
Coloro che soffrono di intolleranze alimentari non sono particolarmente apprezzati da molti ristoranti, perché i nostri piatti spesso devono essere preparati in una pentola a parte: scocciatura per lo chef, ma grande soddisfazione per te che dai un'occhiata dal tuo piatto fumante al tiepido buffet o al tegame pieno di zuppa grumosa in stile 'vecchi tempi' degli altri clienti.
8. Sfrutta al massimo i rapporti umani
Viaggiare avendo un'intolleranza alimentare, certo, è una scocciatura. Ma ti aprirà anche delle porte che non ti aspetti: semplici e vivaci conversazioni con venditori ambulanti amanti del cibo, scambi di battute appassionati con lo chef, la cui figlia ha un allergia o gentili vecchiette che ti fanno da guida nel supermercato locale. E gli abbracci di non pochi chef mi hanno fatto capire che, in fondo, non tutti i mali vengono per nuocere.

FONTE| Anita Isalska, autrice Lonely Planet
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