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martedì 15 settembre 2015

Milano: si e "ni" dell'EXPO

Finalmente sono riuscita ad andare anche io a vedere EXPO ed oggi sono qui a scriverne (e questo sarà solo il primo post). Devo ammetterlo subito e molto sinceramente: non ne sono rimasta così affascinata ed entusiasta come invece è capitato ad alcune persone con cui ho parlato in questi mesi. All'inizio, questa è un’ammissione ancora più sincera, mi è sembrata solo una grande Disneyland... Una sorta di gigantesco parco divertimenti nemmeno riuscito molto bene. E la cosa mi ha un po' sconcertata. Per fortuna, poi, un minimo mi sono ricreduta, ma non saltiamo subito alle conclusioni ed andiamo con un po' di ordine. Noi (io e mia madre, giuro che non è un plurale maiestatis) siamo entrate dall'ingresso ovest, vicino il padiglione zero, ed entrambi i giorni abbiamo trovato poca fila (il giovedì mattina, alle 10:15, ne abbiamo trovata davvero pochissima).
Guerrieri

Il mio racconto, come vi ho già detto, lo spezzerò in due parti per non annoiarvi troppo ed oggi vorrei parlarvi un po’ di cosa mi è piaciuto e di cosa, secondo la mia opinione, poteva essere fatto meglio. Devo però specificare, prima di iniziare, che non abbiamo visto ne il padiglione italiano ne quello giapponese: entrambi i giorni vi erano file per noi improponibili (più di 3 ore e mezza, entrambi i giorni, tutto il giorno) ed abbiamo quindi scelto di vedere altro evitando queste file lunghissime. Cercherò di essere il meno noiosa possibile. Inizio con i padiglioni che mi sono piaciuti e che consiglierei di vedere.
Parto dal Brasile, che ha creato un padiglione articolato su due piani molto interessante per l'allestimento: hanno decorato il centro del padiglione con dei vasi bianchi, dalle forme particolari, sospesi tramite l'uso di cavi attaccati al soffitto.

Padiglione Brasile


Tra tutti quelli che abbiamo visto, quello della Cina è stato sicuramente il padiglione più bello. Ornamenti molto curati, esposizione direi ben fatta per come "racconta" la sua storia e giochi di luce che colpiscono i visitatori. C'è anche una sala dove, ogni mezz'ora, è possibile vedere un filmato (cartone animato)che dura circa 15 minuti e che racconta una "riunione di famiglia" per la festa di primavera (se non si è ad expo con bambini potrebbe risultare un video noioso).

Padiglione della Cina:interni


L'Argentina ha creato una struttura piccola, incentrata molto sul video e questa è una cosa che, lo ammetto, ho apprezzato molto. La fila scorre abbastanza velocemente (noi abbiamo aspettato circa 15 minuti)
Ci ho messo un po a capire cosa avevano creato i Paesi Bassi, quale fosse la struttura da loro creata... Per poi scoprire, guardando la cartina, che loro era l'area all'aperto piena di "food truck"!
La "Vanke" è un'azienda privata cinese che ha creato un suo padiglione all'interno di expo, un padiglione davvero molto bello! Da fuori ricorda molto i dragoni cinesi. L'interno è stato arredato/costruito molto bene, a mio parere: canne di bambù, a ricordare la Cina, e schermi, divisi in gruppi da 3/4 schermi ciascuno, che raccontano l'evoluzione del cibo in Cina (ciascun gruppo di schermi con immagini diverse, ma che si legano a quelle che si vedono sugli altri. C’è sempre un po’ di fila e si aspettano sempre tra i 20 ed i 30 minuti per entrare (se avete un cappellino è meglio, parte della coda è sotto il sole ed alle 2 del pomeriggio il sole è ancora abbastanza caldo e fastidioso).

Padiglione "Vanke"


Un’altra struttura degna di nota, secondo me, è quella creata dalla Turchia. Padiglione al 90% all’aperto e, solo in minima parte, “al chiuso” per ospitare due mostre. Qui si può anche mangiare e potete scegliere tra kebab ed un “ristorante – self service” dove c’è un po’ di coda e si spendono (minimo) 15/16 euro a persona (anche solo per una porzione di riso e 3 arrosticini).
Grande (molto) ed abbastanza interessante, anche se leggermente confusionario, è il padiglione della Federazione Russa. Su più piani, con anche una terrazza “panoramica”, fanno anche assaggiare qualcosa di tipico (a base di pesce) e ci sono, ad orari predefiniti, degli showcooking.

Padiglione della Russia


Uno tra i migliori che abbiamo visitato è il padiglione della Francia. La fila scorre in mezzo ad un orto (idea ripresa da molti padiglioni) e la struttura, vista dall’esterno è molto bella. L’interno credo sia strutturato bene e si visita abbastanza tranquillamente.
Israele mi ha fatta ricredere in corso di visita. La prima parte, “interattiva” con un dialogo tra un uomo sul palco e la registrazione di una ragazza molto famosa in Israele, ricorda molto un villaggio turistico (tant’è che noi stavamo pensando, addirittura, di uscire senza continuare), per poi passare per altre due stanze dove si vedono sempre dei video (stavolta più interessanti. La fila per entrare non era troppo lunga e scorreva abbastanza velocemente.
All’interno del cluster “Bio - Mediterraneo" si trova il padiglione dell’Egitto , uno degli unici due padiglioni che mi sono piaciuti tra quelli all’interno dei vari cluster. Anche in questo caso l’uso dei video è molto ampio (uno ve l’ho mostrato caricandolo sulla pagina fan) ed hanno osato inserendo anche la realtà aumentata in due registrazioni nella sala principale del padiglione (dove trovate anche cose “tipiche” in vendita).
Tra i lavori migliori, secondo me, è da annoverare anche quello fatto dall’Irlanda: hanno creato un ambiente piacevole e hanno raccontato bene il cibo, segno che, secondo me, hanno ben centrato il tema expo.
Il Padiglione Zero, visto per ultimo il secondo giorno, l’ho trovato semplicemente splendido! Racconta l’evoluzione del cibo dalla preistoria ai giorni nostri, con la conseguente evoluzione degli strumenti per la coltivazione.

Padiglione Zero


Fatto meglio degli altri, e soprattutto a tema cibo, è il padiglione del Venezuela (situato nel cluster "cereali e tuberi"): allestimento carino, si vede che ci hanno pensato almeno un pochino. Al contrario di molti altri padiglioni situati nei “cluster” qui parlano di cibo (e fanno anche assaggiare qualcosa di tipico venezuelano)

Padiglione del Venezuela


Ora vorrei parlare/raccontarvi i padiglioni “ni”: padiglioni che, per quanto mostrino (forse) un minimo di idea, non riesco a promuovere (o che potrebbero anche essere promossi, ma a malapena con la sufficienza).

Union Jack, padiglione del Regno Unito


Cominciamo dal Regno Unito. Lo abbiamo visitato di sera, intorno alle 21:15, perché siamo state attirate dalle luci che creano la Union Jack sulla struttura (sono sistemate ed organizzate in modo tale che questa bandiera “giri” sulla struttura). Ma a parte dei piccoli e brevi video lungo le pareti che delimitano la fila (e che sono scomodissimi da guardare) la struttura non offre altro che un bar/ristorante e questo gioco di luci serali. Potrebbe essere carino, ma forse così è troppo semplice.
In un momento di poca ressa, siamo entrate nel padiglione degli Stati Uniti che è decisamente molto affollato all’interno (si, anche quando la fila esterna è poca) e, proprio per questo grande affollamento, non si riesce a leggere niente dei pannelli esplicativi sulle pareti! Credo che, se solo si riuscisse a visitarlo meglio, potrebbe essere uno dei padiglioni migliori (non il più bello, però).
L'idea della Spagna è sicuramente carina, hanno messo (per fare un esempio) delle valigie che, con i nomi di cibi all'interno, rimandano all'export. Però è un'idea "velocemente rimovibile dai ricordi" e per questo non riesco a promuoverlo con più della sufficienza.
Ungheria: troviamo un gruppo che suona musica tipica (che si sente anche fuori dal padiglione, grazie ad altoparlanti). A parte questo, di interessante c'è poco.

Padiglione dell'ìIRAN


Per l'Iran l'idea è stravista ad EXPO (motivo per cui, alla fine, risulta anche banale): si passa semplicemente attraverso un orto, per arrivare ad una scala che porta ad una sala con un video (che spiega alcune cose riguardo l'Iran, l'acqua ed il cibo). L'idea è carina, ma un intero padiglione fatto così risulta molto povero e scarno
Anche il padiglione del Vietnam è un "ni": di cibo non ne ho visto nemmeno una piccola ombra...! Però interessante è l'esterno della struttura e carino il poter assistere al un concerto di musica locale

Padiglione del Vietnam

martedì 26 febbraio 2013

Milano: il museo delle scienze e della tecnica

(at that link you can find the english version of this post)
Il 15 ed il 16 febbraio ero a Milano per la BIT. Ammetto che Milano non è proprio tra le mie città italiane preferite, ma non per questo mi sono lasciata abbattere: il 16 mattina, prima di tornare di nuovo in fiera, sono andata a visitare il museo della scienza e della tecnica. Il biglietto intero costa 10 euro e quello ridotto 7. Se volete visitare anche il sottomarino Toti, le visite guidate costano 10 euro con la prenotazione e 8 senza.
Pagato il biglietto, il giro comincia dalla sezione sulla medicina, in particolare su Carlo Erba. Questa parte è interessante soprattutto per il fatto di poter vedere le medicine "di una volta", il loro packaging e alcuni stampi per le medicine (ad esempio quello per le supposte).
Dopo sono rimasta affascinata dall'esposizione dei modellini delle opere di Leonardo Da Vinci: quell'uomo era semplicemente un genio e molto avanti rispetto ai suoi tempi... Un genio! Nell'edifico poi si passa per le sezioni sulla trasmissione radio e la trasmissione televisiva e poi ci sono anche molti laboratori dove i bambini possono imparare "facendo": una delle cose che preferisco di questi musei che le hanno sono proprio queste istallazioni interattive che permettono, soprattutto ai più piccoli, di capire le cose facendole.
Finito di visitare le sale dell'edificio principale sono uscita per entrare nell'edificio dove si trova l'esposizione delle locomotive a vapore (e qualcuna di quelle ad elettricità): devo ammettere che questa sezione mi ha affascinata non poco. Parliamo di treni di inizio secolo, fino agli anni '30, che quelli della mia generazione non hanno mai visto in azione. Sono, viste da vicino, dei "bestioni" giganteschi e che mettono anche abbastanza soggezione. Accanto ad ognuna c'è una breve descrizione e sono indicati gli anni in cui "lavoravano". Sono rimasta a bocca aperta come una bimba in un negozio di giocattoli (o di caramelle, a seconda delle preferenze insomma). Accanto all'hangar che ospita le locomotive, c'è il sottomarino Toti che, come segnalavo all'inizio del post, è visitabile pagando il biglietto un pochino di più. Sul muro di fronte ad esso trovate delle foto che raccontano come è stato portato fino al museo (non è stata un'impresa semplice, vista la sua mole e anche per altri fattori, come la difficoltà di fargli fare le curve.A questo link trovate alcune informazioni in più su questo aspetto).
In ultimo, per completare la visita in bellezza, c'è l'hangar sulle navi e gli aerei. Devo, però, ammettere che questo è stato un pochino deludente: non c'erano poi molte cose da vedere.
Per uscire vi fanno, ovviamente, passare per il negozio del museo. Solitamente io spulcio per bene anche questi negozietti, anche se poi non prendo mai nulla: non sia mai che, prima o poi, trovo qualcosa di veramente interessante ed assolutamente da prendere!
Vi lascio alle foto e mi scuso per la loro qualità un pochino scadente rispetto al solito: le ho fatte col cellulare.



mercoledì 19 settembre 2012

PEOPLE in MILAN 002

Ecco le altre foto "rubate" alle persone a Milano.

Here are more pictures "stolen" to people in Milan.









A questo link trovate il set con tutte le foto della serie "People"

At this link you will find the set with all the photos from the series "People"



PEOPLE in MILAN 001

Con questo post voglio continuare la serie che ho intitolato "people".
Stavolta sono andata in giro per Milano, "rubando" scatti alle persone che erano intorno a me. Ecco le prime foto.

In this post I continue the sequence of posts that I called "people".
This time I went around Milan, "stealing" shooting at people who were around me. Here are the first pictures.










A questo link trovate il set con tutte le foto della serie "People"

At this link you will find the set with all the photos from the series "People"



domenica 16 settembre 2012

Zebra hostel di Milano

Ecco la recensione del secondo ostello provato in questo fine settimana in Lombardia.
Il mio soggiorno qui non è iniziato proprio nel migliore dei modi: per un disguido non risultava la mia prenotazione, ma per fortuna siamo riusciti a risolvere la cosa.A parte questo, parliamo un pò di questo hostello.

Lo zebra hostel di Milano, al contrario di quello dove ho alloggiato a Bergamo, è un hostello di quelli "che tutti conoscono": camere dormitorio, bagni in comune e cucina dove ci si possono cucinare i vari pasti (basta ricordarsi poi di lavare quello che si è sporcato. La struttura è gestita dall'associazione culturale "amici della zebra".

Si vede che, alla base, ci sono delle idee buone per la gestione della struttura: dopo aver fatto il check in viene data una tessera magnetica che serve per far aprire il tornello che regola l'entrata (quindi possono entrare solo gli ospiti dell'ostello, solo coloro che hanno fatto il check in ed hanno una stanza). Ci sono poi tavoli da biliardo e da ping pong e i biliardini. Superato il tornello si trovano dei tavoli dove sedersi per bere, visto che c'è allestito un piccolo "bar" dove si possono bere birra e vino fino alle 2 del mattino (dopo quell'ora non servono più alcolici).
C'è il wi fi gratuito e un "internet point" con 7 computer (0,5 centesimi di euro ogni 15 minuti). Tra i tavoli e questi computer troviamo la cucina e l'area relax.

Secondo me, quindi, la base per un buon ostello c'è. Credo che forse, con un pochino più di organizzazione (o di comunicazione tra le varie persone che vi lavorano) il tutto migliorerebbe ancora di più, acquistando molti più punti.

Vi ricordo anche qui: gli ostelli sono strutture che costano poco e molto più rumorose degli hotel. Se siete persone dal sonno leggero, che odiano i bagni in comune ed il troppo casino che alcune persone fanno quando rientrano, allora evitateli.

sabato 15 settembre 2012

consigli per viaggiare e hostellombardia

Scrivo questo post come premessa ai prossimi due, forse tre, che arriveranno tra domani e domenica. Con questo, intanto, vi spiego perchè queto fine settimana sono in viaggio tra Bergamo e Milano.
A fine agosto ho iniziato a scrivere come guest blogger per "Non solo turisti". Grazie a questa collaborazione, ad inizio settembre, Marco mi ha scritto una mail dicendomi che potevo partecipare alla prova di alcuni hostelli che appartengono alla nascente rete "Hostel Lombardia". Si tratta di una "nuova rete promossa da Regione Lombardia, che riunisce tutti gli ostelli della regione offrendo una vasta rete di strutture. Niente docce fredde e letti traballanti, ma 50 sistemazioni di alta qualità, sicure e moderne, da usare come base per gite fuori porta e weekend di relax".
La "prova hostelli" consisteva nel soggiornare due notti in uno o più di questi hostelli e poi partecipare all'evento del 16 di settembre (quindi domani) durante il quale verrà presentata la rete degli hostelli. La prima notte io l'ho passata al central hostel" di Bergamo ed ora, mentre i primi di voi leggeranno questo post, io sto andando verso Milano per la seconda notte che passerò allo "zebra hostel; Domani, prima dell'evento, vi scriverò le recensioni di questi due hostelli.
E domani, una volta giunta all'evento cercherò di aggiornarvi il più possibile.

Hostellomabardia.net
nonsoloturisti.it


sabato 22 ottobre 2011

i peggiori hotel d'Europa

Il motore di ricerca hotel www.trivago.it ha stilato una classifica di reputazione delle 50 principali destinazioni europee su un campione di oltre mille località. L’analisi, che ha preso in esame la reputazione di circa 30.000 hotel, evidenzia che Londra ha la peggiore valutazione dei viaggiatori internazionali. Venezia, Bologna e Firenze tengo alto l’onore italiano.

In vetta alla classifica Dresda,patrimonio dell’Unesco, con una media di 82.32, che precede Cracovia (81.09) e Bruges (81,03). Nella top five anche Venezia (80.72) e Bologna (80,69), rispettivamente al quarto e quinto posto, che ben rappresentano l’idea che i viaggiatori internazionali hanno dell’ospitalità made in Italy. Il settimo posto di Firenze (79,75) completa il successo italiano, che vede Palermo (78.56) in 18esima posizione, Torino (78.5) in 20esima e Napoli (78.09) in 25esima. Roma (77.14) e Milano (76) occupano invece la seconda parte della classifica, rispettivamente in 32esima e 38esima piazza. Le due metropoli scontano la presenza di numerose strutture ricettive di bassa categoria al pari di altre grandi capitali europee.

Londra (72,2) ottiene la peggiore valutazione del web, distanziando Birmingham (74,15) e Copenaghen (74,29) in questa classifica del peggio. Non va molto meglio ad Amsterdam (74,42), Bruxelles (74,94) e Ginevra (74,69) che occupano le ultime posizioni; cittá prevalentemente business, che non hanno conquistato la simpatia e l’apprezzamento dei turisti europei. Stesso discorso per Parigi (74,58) che sulla scia di Londra ottiene una valutazione media modesta. Ottima la performance di Barcellona (79,32) e Berlino (78,88), che riscuotono il favore dei viaggiatori della rete.

“Sembrerebbe – afferma Stefano Manzi, Destination Manager di trivago.it - che i problemi connessi alle metropoli (grandi flussi turistici, numerosi hotel di categorie inferiori, prezzi alti) impattino sulla qualità percepita delle strutture ricettive. Le destinazioni minori riescono invece a soddisfare in pieno le aspettative di quei turisti alla ricerca di un soggiorno in perfetta calma e relax”.
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