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venerdì 20 marzo 2015

Una giornata a Montepulciano

Dopo tanto relax alle terme, oggi vi porto a Montepulciano. Borgo toscano famoso più che altro per il vino, lo abbiamo raggiunto comodamente in 20 minuti di pullman da Chianciano (costo: 2,5 euro a tratta; è il pullman che parte dalla stazione di Chiusi). Il paese è tutto in salita e, quindi, quando
Montepulciano: chiesasiamo arrivate alla stazione l'autista ci ha segnalato due possibilità: la prima era quella di prendere l'ascensore dall'altro lato della strada, che ci avrebbe evitato la prima parte della salita, e la seconda era un piccolo autobus che ci avrebbe portato direttamente in centro. Noi abbiamo optato per andare a piedi sia all'andata che al ritorno per 3 motivi: le distanze sono più brevi di quanto sembrano, non volevamo perderci assolutamente nulla e siamo "camminatrici seriali"!
Il centro storico è piccolino, lungo la strada incrociamo molti negozietti che vendono cibi tipici toscani e "cantine" dove non ci fermiamo seguendo il consiglio dell'autista del pullman (ci ha suggerito di evitare le prime perché sono "per turisti" e di andare in qualcuna di quelle più centrali).
Si iniziava ad avvicinare l'ora del tramonto, la luce del sole cominciava a prendere il tipico colore "rosso tramonto toscano", l'atmosfera era resa ancora più particolare, e noi ci siamo sbrigate ad arrivare "nel punto più centrale del centro" per godercelo con questa luce.
Influisce molto sulla bellezza del borgo anche l'uso della pietra per costruire i palazzi, come accade in moltissimi borghi del centro Italia (questo uso della pietra a vista mi è sempre piaciuto e mi ha sempre colpita ogni volta che sono capitata in uno di questi piccoli borghi).  Chiese e vicoli si susseguono accompagnando la nostra passeggiata per questo paesino sconosciuto (vino a parte) ad entrambe.
Montepulciano: la Cattedrale Arriviamo così fino alla piazza principale dove si trova la Cattedrale di Montepulciano: come mi era già accaduto in altri borghi italiani, anche in questo caso sono rimasta colpita dalla grandezza della cattedrale... Per essere il paese così piccolo, la cattedrale è davvero molto grande (e la piazza, che già non è grandissima, sembra ancora più piccola al suo cospetto).
Dopo qualche foto sul pozzo dall'altro lato della piazza (ne trovate una foto su flickr, io intanto vado avanti col racconto), con la luce del tramonto che diventa sempre più forte e il sole che si abbassa sempre più, continuiamo il nostro giro prima che diventi buio e, quindi, non si riesca a vedere più nulla del paese e del panorama che lo circonda:
Montepulciano: paese e valle
infatti non resistiamo ad allungarci appena fuori le mura, proprio per affacciarci sulla vallata che circonda il paese e ci troviamo davanti ad un panorama che, personalmente,  mi ha colpita (si lo so... Lo dico sempre, per tutti i panorami di cui vi parlo qui sul blog).
Panorami a parte, continuiamo il nostro giro per evitare di ritrovarci a concluderlo col buio e riuscire, quindi a goderci ancora qualcosa di questo borgo che per entrambe era una novità tra le mete italiane da visitare.
Montepulciano: cantina De' Redi
Cominciamo anche a guardarci intorno per trovare qualche cantina da visitare: l'autista del pullman, lo stesso che ci aveva consigliato di visitare una di quelle più centrali e meno turistiche, ci aveva detto che, le cantine possono scendere fino a 80 metri sotto il livello della strada! Questo aspetto ci aveva incuriosite ancora di più al riguardo. Arriviamo all'entrata della cantina "Del Redi" (in via Ricci) e abbiamo sceso tante di quelle scale che pensavamo di essere finite chissà dove :D  La struttura mi ha colpita molto per la sua grandezza nonostante la profondità (provando ad immaginarla prima di vederla ero andata molto lontana dalla realtà); le botti che conservano il vino colpiscono per la loro grandezza, soprattutto se ai visitatori non è mai capitato di visitare una cantina.
Se volete fare foto armatevi di santa pazienza e molta stabilità: anche se i visitatori sono pochi, tutti vogliono scattare una foto e gli spazi sono non molto illuminati (se avete con voi un cavalletto ricordate sempre che potrebbe non essere gradito il suo utilizzo). A visitare tutta la struttura ci abbiamo messo circa 20 minuti, un po' rallentate dal fare le foto e un gruppetto di amici che, anche loro, volevano fare qualche foto (ed erano anche un po' lenti nel farle).  Alla fine della visita c'è anche la possibilità, da quello che abbiamo visto, di assaggiare i loro prodotti! Però, avendo noi intenzione di fare un aperitivo in attesa del pullman per tornare a Chianciano (abbiamo preso quello delle 19:40, l'ultimo disponibile), non abbiamo preso nulla e non so quindi dirvi, sinceramente, se valga la pena anche assaggiare qualcosa oltre a visitare la cantina (e questo ve lo straconsiglio! perché è una cosa molto particolare da vedere).
Montepulciano: camino fumante

giovedì 8 gennaio 2015

Terre di Siena: La via francigena

Passeggiata lungo la via Franicgena Oggi, con questo nuovo post, vi porto ancora in Val D'Orcia. Vi porto lungo la via Francigena, percorsa dai pellegrini per arrivare a Roma. Inizialmente il programma prevedeva un percorso di (soli) 2 chilometri da Località Casa al Cotica verso Radicofani, lungo il tracciato che costeggia la strada provinciale e che è stato messo in sicurezza ultimamente. Alla fine, però, di chilometri ne abbiamo percorsi 4 arrivando a piedi (e non col pulmino) fino a Radicofani e credo sia stata la scelta migliore, addentrandoci così anche per le verdi colline. Ma andiamo con ordine, che è meglio.
Passeggiata lungo la via FranicgenaPartiamo intorno alle 9:30 del mattino, immersi nella nebbia.. Cominciamo, quindi, il tratto messo in sicurezza, costeggiando la statale, e lavoriamo di fantasia per immaginarci il panorama che ci circondava in quel momento (certo, non è la stessa cosa, ma dovevamo aspettare che la nebbia si alzasse per poter vedere le campagne toscane).
Probabilmente qualcuno si starà chiedendo, ora: ma se costeggia una strada provinciale, lungo cui le macchine passano a velocità sostenuta, come fa ad essere "in sicurezza"? La spiegazione è breve: prima della messa in sicurezza, per percorrere la francigena i pellegrini dovevano camminare direttamente sulla strada provinciale, con un maggiore pericolo di incidenti, mentre ora si può camminare lungo un tracciato che passa accanto la provinciale, con maggiore sicurezza per i pellegrini (se poi proprio avete paura, basta prendere anche un po' di precauzioni, come per esempio una giacca catarifrangente perché sia più facile per gli automobilisti vedervi).
Passeggiata lungo la via Francigena Comunque... Ci inoltriamo per  i boschi toscani seguendo sempre il percorso dei pellegrini. Il monte Amiata inizia a fare capolino tra la nebbia che, col passare della mattinata, si stava diradando ed anche l'aria si riscalda, così la nostra camminata diventa ancora più piacevole! Non parlo di trekking, ma di passeggiata, per un motivo molto semplice: è un percorso molto facile da seguire, quasi una semplice passeggiata in collina ed è, quindi, un percorso adatto davvero a tutti! Se vi piace camminare, volete provare con un "trekking facilissimo", allora andate! Ricordatevi magari le scarpe da trekking però, o scarpe adatte a lunghe camminate (da ginnastica vanno bene uguale, tenete solo conto che, se ha piovuto prima della vostra passeggiata, potrebbero riempirsi di fango). Non ci vuole molto tempo per coprire questo tratto di strada, circa un'ora e mezza (minuto più minuto meno), anche se ovviamente molto dipende anche dal la velocità vostro passo.
Come ho fatto altre volte, non mi dilungo troppo a raccontarvi a parole la strada, il panorama e gli incontri con cavalli, greggi e cani pastore: vi lascio poche altre foto scattate durante la passeggiata, sperando che questi luoghi possano incantare anche voi come hanno incantato me.
Se avete (meno di) 5 minuti, trovate su youtube il video del blogtour :)
Passeggiata lungo la via Franicgena

Passeggiata lungo la via Franicgena

Passeggiata lungo la via Franicgena

Passeggiata lungo la via Franicgena

Passeggiata lungo la via Franicgena

Passeggiata lungo la via Franicgena

lunedì 5 gennaio 2015

Terre di Siena: alla scoperta di Radicofani

Radicofani, in Val D'Orcia, è uno di quei piccoli borghi che ti rubano un pezzetto di cuore quando li visiti e ti restano impressi a lungo nella memoria al ritorno a casa.
Radicofani: vie del paese Siamo arrivato intorno alle 11, forse anche un po' dopo, in questo borgo Bandiera Arancione. La nebbia e l'umidità, la mattina presto, avevano fatto da padrone lasciando le strade inumidite e l'aria abbastanza fresca. Le stradine strette hanno un'aura quasi magica, data dai palazzi in pietra ai lati delle stesse, e conducono il visitatore alla scoperta del borgo, dei suoi monumenti e della sua storia.
Certo, il paese è piccolo e le cose da vedere non sono poi tantissime, ma non per questo Radicofani "stanca" i suoi visitatori: ci sono anche storie interessanti che arrivano dal suo passato e vale la pena scoprirle e ricordarle.
Radicofani: Chiesa di Santo Stefano Il nostro giro lo cominciamo dalla Chiesa di San Pietro. Non è grandissima, ovvio per un piccolo paesino, semi nascosta nel centro storico del paese.
Al suo interno sono molto interessanti i vari dossali in terracotta policroma invetriata, tecnica adoperata dalla famiglia dei Della Robbia. Due si trovano nelle navate laterali e l'atro si trova sull'altare maggiore ed è stato attribuito a Benedetto e Santi Buglioni discepoli di Andrea Della Robbia.
Da quello che ho potuto capire, questa tecnica è molto importante nell'arte (religiosa) ed è un tratto distintivo della Toscana e credo, quindi, che sia decisamente importante fare una tappa ad ammirare questi gioielli dell'arte. Vi ci vorrà poco tempo per girarla tutta ed ancora meno per rimanerne estasiati ed entusiasti!
Radicofani: chiesa di Sant'Agata Proprio "di fronte" la Chiesa di Santo Stefano si trova un'altra piccola chiesa del paese, la Chiesa di Sant'Agata. Se possibile, questa è più piccola della chiesa precedente, ad unica navata, ma ugualmente bella (anzi, forse anche di più!). Seppur piccola, questa chiesa racconta davvero tanto della storia del paese, della Val d'Orcia e della Toscana e questo è l'aspetto che più mi ha colpita perché questi posti che racchiudono la storia di un luogo mi hanno sempre colpita: quello che racconta credo sia l'aspetto più importante di un luogo d'interesse turistico e culturale! Ad ornare l'altare maggiore troviamo una "Robbiana", raffigurante la madonna col bambino e i Santi Francesco, Elisabetta d'Ungheria, Cristina di Bolsena (o Orsola) e Lorenzo, realizzata da Andrea Della Robbia all'incirca nel '500. Si, devo ammetterlo: non mi ricordavo tutti i rappresentati in quest'opera e sono dovuta ricorrere all'"aiuto da casa", ovvero wikipedia.
 Sant'Agata, già patrona di Catania (se non erro), è patrona (anche) di Radicofani ed è la santa protettrice dai terremoti: proprio per questo motivo gli abitanti della zona (soggetta a terremoti) si rivolsero a Sant'Agata chiedendo protezione contro questi eventi.
Radicofani: Ghino di Tacco Come vi dicevo all'inizio, Radicofani ha tanto da raccontare e (anche) da qui passa la storia di Ghino di Tacco, esponente di una famiglia nobile senese che, insieme al padre al fratello ed allo zio, si dava al brigantaggio ("autorizzato")nei dintorni di Siena.  Ghino fece l'errore di occupare il castello di Torrita di Siena, e dopo qualche problema (incendio al castello e ferimento di un esponente della nobiltà), la famiglia venne condannata e padre e zio vennero impiccati. Si diede nuovamente al brigantaggio qualche anno dopo, dopo aver occupato la rocca di Radicofani. Ghino faceva il brigante lungo la via francigena, derubando i viaggiatori più ricchi, senza portar loro via tutti gli averi ed offrendo loro un banchetto, mentre lasciava passare senza infastidirli i poveri e gli studenti. Da questo suo comportamento nacque la sua nomea di "Roobin Hood italiano". Dante lo cita nella Divina Commedia, tra i personaggi del sesto canto del Purgatorio: lo cita quando parla del giurista Benincasa da Laterina (l'Aretin), giureconsulto a Bologna, poi giudice del podestà di Siena, ucciso da un fiero Ghino di Tacco.
« Quiv'era l'Aretin che da le braccia
fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte »
(Dante, Purgatorio VI, vv. 13-14).
Trovate la statua di Ghino di Tacco in piazza Ghino di Tacco, da cui c'è  anche una bellissima vista sulla valle circostante (sapete no che io sono una grande amante dei panorami toscani!).
Radicofani: la posta Concludo segnalandovi questo edificio all'ingresso del paese: si tratta dell'edificio della Posta, fatto costruire dalla famiglia De' Medici all'incirca nella seconda metà del XVI secolo. Si trova lungo l'antica via francigena e vi venivano ospitati i pellegrini che necessitavano di fermarsi (per la notte). Qui si fermarono personaggi illustri del passato, come Dikens e Montaigne.

Mi fermo qua, come promesso, con il racconto di questo paesino. Se volete gustarvi tutte le foto scattate in questo fine settimana toscano, le trovate nell'album dedicato al blogtour in Terre di Siena. Se preferite, potete sempre guardarvi il video, un po' più lungo rispetto al mio solito, ma volevo essere il più esaustiva possibile nel raccontarvi questo weekend!

sabato 27 dicembre 2014

Un fine settimana in #terredisiena

Oggi, con questo "video-post" voglio introdurvi e raccontarvi il fine settimana passato in Val d'Orcia, per prender parte al blogtour in #terredisiena. Proprio perché vuole essere un post introduttivo, cercherò di essere breve, così che possiate subito godervi il video (e poi, in questi prossimi giorni, arriveranno i dettagli ed i racconti dei luoghi visitati) .
Arriviamo a Chianciano Terme venerdì 19 e ci trasferiamo subito all'agriturismo "La Selvella" dove abbiamo cenato e dormito. Sabato 20 partiamo alle 9:30 del mattino per percorrere 4 km della Via Francigena fino ad arrivare a Radicofani, un paesino davvero molto carino. Qui abbiamo visitato la Chiesa di San Pietro e la Chiesa di Sant'Agata ed abbiamo potuto scoprire la storia di Ghino di Tacco (prima brigante "autorizzato" dei dintorni di Siena, poi "fuggitivo" proprio a Radicofani). Dopo pranzo andiamo a San Quirico d'Orcia, passiamo davanti la Chiesa di Santa Maria Assunta e l'Ospedale della Scala prima di visitare gli Horti Leonini, la Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta e, dopo esserci goduti il tramonto, anche Palazzo Chigi. Ci "trasferiamo" quindi a Bagno Vignoni dove, secondo il censimento del 2001, vivono solo 30 persone. Qui visitiamo lo stabilimento termale Hotel Le Terme e ceniamo al Ristorante la Terrazza (fa parte sempre dell'Hotel Le Terme). Domenica 21 passiamo la mattinata alle terme Theia e concludiamo il blogtour pranzando al ristorante l'Assassino di Chianciano.

[Se volete sapere qualcosa in più sulla mattinata di domenica passata alle terme, potete scoprirlo leggendo questo post sulle terme Theia che ho scritto per il blog di Simonetta, che ancora ringrazio per avermi dato la possibilità di vivere questi luoghi al suo posto. Nei prossimi giorni nuovi aggiornamenti]

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