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domenica 19 ottobre 2014

Sicilia on the road: Erice e la Sicilia medievale

Erice: tra i vicoli del paese In 5 giorni di viaggio in Sicilia abbiamo percorso circa 1000 km passando anche per Erice, vicino Trapani. I parcheggi appena fuori dalle mura sono tutti a pagamento: potete o pagare ad ore, o acquistare l'abbonamento di 4,6 euro per una settimana di parcheggio (che comunque conviene anche se si sta di meno) oppure parcheggiare a Trapani ed usufruire dell'ovovia che porta fino ad una delle porte del borgo (Porta Trapani, appunto). Occhio a non parcheggiare nelle strisce gialle, quelle sono per i residenti di Erice.
Una cosa che abbiamo notato fin da prima di entrare nel paese vero e proprio sono le numerose "mandrie" di turisti giunti fin qui con un qualche viaggio organizzato che li porterà in giro per tutta la Sicilia (o quasi) a tappe forzate e velocissime. Per fortuna in molti stavano andando via e, quindi, noi abbiamo girato abbastanza tranquillamente per le strade di Erice ed abbiamo potuto apprezzare al meglio il paese.
Erice:  il Duomo Mentre ci incamminiamo per i vicoli e le salite del paese ho pensato subito che, in effetti, la ragazza dell'hotel aveva ragione e le salite di Erice sono toste da percorrere, ecco il primo vero incontro con la storia di questo piccolo paesino: il Duomo di Erice che, anche se "piccolo" riesce a colpire chi lo guarda. Conosciuto con diversi nomi (Duomo, Chiesa Madre, cioè "chiesa principale", Santa Maria Assunta). Tradizione vuole che il duomo di Erice venne costruito all'epoca dell'imperatore Costantino nel IV secolo d.C. ma il tempio che vediamo oggi, comunque, venne costruito nel 1312 da Federico III di Aragona con materiale preso dal tempio di Venere Ericina (nei dintorni di Erice). Per visitare l'interno si paga un biglietti di 2 euro (noi non siamo entrati, abbiamo preferito continuare a passeggiare finché c'era luce e poi in quel momento stavano entrando gli ultimi gruppi di turisti arrivati in paese, quindi troppa folla per riuscire a visitarlo senza fare a botte con gli altri che vogliono fare fotografie). Mentre continuavamo il nostro giro notavo che Erice è uno di quei posti che, anche se non hanno chissà quali grandi monumenti, riescono a piacere molto a chi li visita!
Erice: micio di paeseTutto è in pietra, compresa la pavimentazione della strada e, quindi, va fatta anche attenzione quando si passeggia: la pietra usata per la pavimentazione delle strade è ormai liscia per quanta gente vi è passata e si rischia di scivolare!!
Questo micio si era perfettamente mimetizzato con i palazzi circostanti (una chiesa, nello specifico, ma non vi so dire quale.. Sicuramente una delle chiese "minori"). e l'ho notato solo perché me lo hanno fatto notare (proprio per come era stato bravo a mimetizzarsi per schiacciare un pisolino). Da brava amante degli animali, ovviamente, non ho resistito al cercare di farci amicizia ed alla fine, dopo alcuni istanti di perplessità e di studio da parte sua, ci siamo ritrovati a giocare :). Prima di proseguire ho voluto fargli una foto e questa che vi mostro è il risultato (uscito per puro caso, fortuna, o comunque vogliate definire la cosa).
Ammetto che non è stato semplice decidere dove andare, decidere che giro seguire per visitare Erice, e abbiamo deciso di andare "a naso" e questa si è rivelata la scelta migliore da fare: sapete ormai che non amo troppo i percorsi prefissati e decisi, a meno che non mi permettano di vedere luoghi, persone e/o cose che altrimenti non scoprirei. Arriviamo, girando in questo modo, fino alla Chiesa di San Giuliano. Anche questa non l'abbiamo visitata all'interno.
Erice: Chiesa di San GiulianoIl biglietto costa sempre 2 euro. Si tratta di una delle prime chiese costruite a Erice ed è stata eretta in onore di San Giuliano a cui i normanni attribuirono il merito della vittoria contro i mussulmani che avevano occupato la cittadella [per questo motivo San Giuliano, protettore di Erice, è definito il santo liberatore]. Una storia interessante, scovata cercando sulla guida e su internet (in particolare sul sito "turismo Trapani"). [Prima di continuare, una breve informazione utile. Ho notato, durante questo nostro giro, che sono segnalati alcuni percorsi identificati da diversi colori e una volta tornata a Roma ho fatto una breve ricerca ed ho scoperto la "TrapaniWelcome Card": un pass che permette di usufruire di bus locali e funivia e di "visitare le principali attrazioni del territorio con riduzioni o ingresso gratuito"... Anche se avrei da ridire sulla definizione di "gratuito": alla fine comunque la carta la si paga (è come se i biglietti gratuiti fossero stati già pagati)].
Erice: Castello di Venere Proseguiamo la nostra passeggiata fino ad arrivare dall'altro lato del paese (o quasi) e ci troviamo davanti ad una serie di torrette e castelli, tra cui il Castello di Venere Ericina ("Ericina" proprio perché venerata in questa zona). In realtà questo che si vede oggi è il castello di epoca normanna, costruito sui resti del santuario dedicato a Venere. Castello o non castello, santuario o non santuario, questa vista con la luce del tardo pomeriggio cattura chiunque passi per questa parte del paesino.
Erice: vista sul golfo dalla villa comunale
Erice: tramonto su Trapani Vi è la possibilità, da lì, di osservare anche il panorama, il golfo di Trapani: non ditemi che non è una delle viste più belle che il nostro Belpaese offre! (anche se io forse non faccio testo, solitamente tutti i panorami riescono a piacermi!!). Facciamo altri due passi, passiamo per la villa comunale di Erice e ci fermiamo al bar della villa stessa per un aperitivo. il parco è molto tranquillo, anche se c'è un bel viavai di turisti. Anche il bar è molto tranquillo, nonostante sia abbastanza affollato. Se volete fare anche voi un aperitivo fermatevi qui.. Non tanto per il bar, quanto perché potreste trovarvi davanti ad una vista così... Una vista così é, per me, il modo migliore per concludere una giornata.

sabato 17 maggio 2014

Umbria: la casa di Cecco il mercante a Bevagna

Dopo avervi portato a fare un giro a Bevagna ed avervi accennato a questa "casa di Cecco il mercante", oggi ve ne parlo un po' meglio. Prima, però, vi faccio un paio di domande: Avete mai provato a pensare cosa ci ha lasciato il passato delle sue usanze ed abitudini? Avete mai pensato al nostro linguaggio, ad espressioni che usiamo spesso, e ad un eventuale legame con il linguaggio stesso, le abitudini e gli oggetti del passato? Mi domando ancora se i legami che mi sono stati spiegati durante la visita siano reali "veramente" o meno, ma sicuramente questo giro mi ha spinta a rifletterci davvero.
Ci siamo affacciati per caso ad un cancello per sbirciare e cercare di capire cosa ci fosse al di là del cancello stesso e ci si è avvicinata la guida, spiegandoci che da lì partiva una visita guidata tra l'anfiteatro romano da 10000 posti di Bevagna e le antiche case dei mercanti. Lo so, la domanda sorge spontanea soprattutto da chi Bevagna l'ha vista solo di sfuggita: un anfiteatro romano, da 10000 posti, a Bevagna? Si, esatto! Parliamo di un anfiteatro romano della grandezza del Colosseo, per intenderci. Ad oggi, girando per le strade, questo anfiteatro è invisibile, ma è esistito davvero. Nel tempo, è stato abbattuto, chiuso, soppalcato. Vi sono state costruite case e botteghe dei mercanti ed oggi lo si nota solo per l'andamento a semicerchio di strade e delle case che seguono questo andamento. Un po' come l'anfiteatro Marcello a Roma: vedete l'andamento dei muri e vi notate anche le case che vi sono state costruite.
Quando abbiamo capito che la cosa poteva essere decisamente intrigante ed interessante e che il biglietto costa solo 3 euro a persona (poco, no?) abbiamo deciso di partecipare alla visita.
All'inizio della galleria che visitiamo (una parte rimasta di una galleria dell'anfiteatro) vi sono alcune piantine ed illustrazioni che aiutano la spiegazione e la comprensione di ciò che è successo e alla fine della stessa galleria troviamo il marchingegno ad acqua che serviva per il cambio di scena durante una rappresentazione
marchingegno ad acqua per cambi di scena
Come vi dicevo all'inizio, al posto dell'anfiteatro vennero costruite, in epoca medievale, le case e le botteghe dei mercanti e, quindi, la visita prosegue proprio all'interno di una (fantomatica e ricostruita) casa di un mercante.
Partiamo con i ragionamenti di cui vi parlavo all'inizio del post, cominciando a parlare dei letti di quei tempi. Sappiamo tutti che i letti, nell'antichità, erano veramente piccolissimi, così piccoli da domandarsi come facessero a dormirci. Ecco, durante questa visita la guida ci ha spiegato una cosa: quelle case erano freddissime, perché ovviamente non esistevano i riscaldamenti, e per mantenere delle temperature adeguate si usava mettere dei panni incerati sulle finestre. Questo, però, faceva si che non "girasse l'aria" per la casa e, quindi, le persone dormivano sedute perché quella era la posizione che permetteva di consumare meno ossigeno. E, in effetti, c'è una parte del eltto che chiamiamo "testata" o "spalliera"... Il ragionamento, in effetti, fila.. Secondo voi?
il letto
Girando per questa casa si trovano tanti di quelli che erano gli oggetti che si potevano trovare nelle case medievali, tra candele, cibi, pentoloni e caminetti (che però scaldavano poco)
Oggetti di casa
Vi era, poi, la sala con la tavola imbandita e altri oggetti da tavola. Se notate, i bicchieri hanno una strana "protuberanza": la guida ci ha spiegato che serviva per non farli scivolare dalle mani (unte, sporche e scivolose) dei commensali, visto che erano, per l'epoca medievale, oggetti costosi. Proprio per il prezzo elevato che vetro e sale avevano in epoca medievale, oggi se ci cade del sale o si rompe uno specchio (fatto in vetro) si dice che avremo sfortuna.
Oggetti di casa
Vicino ad una finestra vi era un telaio, un oggetto "povero" in una casa di mercanti. Serviva, in caso di figlia in età da matrimonio, a far vedere che si "poteva offrire" una figlia con un'ottima dote ed anche con tanta pazienza: alle donne veniva insegnato a lavorare al telaio fin da piccole e dovevano avere molta pazienza per terminare il lavoro ed ascoltare le storie che venivano loro raccontate da zie, madri e nonne mentre lavoravano. Da quì il "non perdere il filo" di un discorso (se ci pensate, in effetti, una connessione c'è)
Il telaio
Una cosa che mi è piaciuta è stata la cura dei particolari, sia della casa stessa che del racconto e delle spiegazioni per i visitatori, con i tanti oggetti inseriti nel "loro" ambiente casalingo per rendere più realistico il racconto
Scarpe accanto al letto
Faccio i complimenti alla "Compagnia delle Arti", società che si occupa delle visite guidate e di mantenere la casa in buono stato. Sono riusciti, secondo me, con le persone e le parole giuste, a rendere il giro e la storia molto interessanti! Non ho trovato un loro sito web, peccato, però vi posso dire che si trovano, a Bevagna, in "via anfiteatro 9" e se volete informazioni potete mandare una mail a "compagnia.dellearti[at]libero.it"
Per concludere questo lunghissimo post vi chiedo: Voi che ne pensate di tutte queste spiegazioni e connessioni tra Medioevo e giorni nostri? Io, dopotutto, non sono così diffidente: i ragionamenti, in fondo, mi tornano tutti :)
Giochi da tavola

martedì 28 maggio 2013

Roma: L'Isola Tiberina

[This post in ENGLISH]

Domenica scorsa (il 26 maggio per intenderci), sono andata a fare due passi sull'isola Tiberina. Si tratta dell'isola che si trova nel bel mezzo del Tevere con una forma che ricorda molto quella di una barca (ed è stata anche accentuata dagli stessi romani).
Si trova in quello che viene chiamato "Rione Ripa" ed a collegarla alla "terraferma" ci pensano il ponte Cestio dal lato di Trastevere e il ponte Fabricio dal lato del ghetto. Dal lato di Porta Portese troviamo il cosiddetto "ponte rotto": ovvero ciò che resta di un ponte romano rotto (addirittura più volte) dalla furia del "biondo Tevere", il famigerato fiume di Roma e che, anche se ha fatto questa fine, non lascia indifferenti le persone che passano da qui.
Arrivando dal ponte Cestio, ci si trova sulla destra la Basilica di San Bartolomeo all'Isola. La definirei decisamente meritevole di visita. Dal lato della "prua" (il lato dell'isola verso ponte Garibaldi, per intenderci, il ponte dove passa il tram) si trova l'ospedale Fatebenefratelli: la struttura nasce nel Medioevo come xenodochio, per ospitare pellegrini, poveri e malati e oggi, immerso nel verse, fa la sua figura; spesso mi fermo solo a guardare come quei grandi alberi e la vegetazione in se che lo circonda, riesce a eliminare il caos della città per chi si trova li.
Poco prima del ponte Fabricio si trova la piccola Chiesa di San Giovanni Calibita: credo che le chiese più piccole, per certi versi, siano quasi sempre le più carine.
La cosa che più mi colpisce di questa isola di Roma, è la quantità di gente che, durante le giornate calde scende le scale che portano sulle banchine e si siede li a prendere il sole (altro che Ostia, Fregene o chissà quale altro posto di mare, qua stiamo avanti :D). Turisti o italiani non c'è differenza, il sole di Roma e l'isola tiberina sono un'accoppiata vincente per tutti! D'estate è uno dei posti migliori per passare le calde serate: qui si trova l'isola del cinema, dal lato di "poppa" (del ponte rotto, se preferite) e si trovano anche diversi pub all'aperto, direi tenuti tutto sommato bene.
Prima di chiudere il post vi chiedo di provare un mio consiglio (e farmi sapere poi cosa ne pensate)per poi concludere lanciandovi una sfida.
Cominciamo con la richiesta: personalmente ritengo che passare per quest'isola/barca trovo che sia uno dei modi migliori per attraversare il tevere rimanendo in un clima storico semplicemente eccezionale (diciamocelo: i romani restano sempre i romani). Provate e poi fatemi sapere le vostre opinioni.
Ora passiamo alla sfida: lo sapevate che, nella pietra di quest'isola, è scolpito il Bastone di Asclepio (ovvero il simbolo della medicina)? Secondo il racconto di Livio, nel 229 a.C. i Romani andarono ad Epidauro, dove sorgeva il più grande santuario di Esculapio, dio della medicina, per chiedere all'oracolo come porre fine ad una pestilenza che si era scagliata sulla città. I sacerdoti del dio consegnarono ai romani un serpente sacro il quale, mentre la nave giungeva nel porto Tiberino, si gettò in acqua e strisciò fino all'isola, nascondendosi nella fitta vegetazione.
Ecco, vi sfido a trovarlo! Fatemi sapere!

Tra la vegetazione

Particolare

Il ponte dalla sponda dell'Isola Tiberina

Ponte rotto

la statua del Fatebenefratelli

Isola Tiberina: particolare

giovedì 16 maggio 2013

Una gita a Viterbo

[English version]
Spesso e volentieri Viterbo non viene presa molto in considerazione per una visita turistica. In realtà, di cose da vedere ce ne sono diverse ed anche molto belle (un po' come in tutta la zona della Tuscia). Io, martedì scorso (il 14 maggio) sono andata sono andata principalmente per due motivi: la Viterbo sotterranea e il quartiere medievale di San Pellegrino. Non era la mia prima volta in questa città, ma era la prima visita "per turismo".
Si può arrivare qui in treno: i treni da Roma partono dalla stazione Ostiense e fanno molte fermate all'interno della città di Roma (trastevere, quattro venti, valle aurelia, gemelli per fare alcuni esempi)e ci impiegano circa due ore.

Io sono arrivata alla stazione di Viterbo Porta Romana poco prima delle 10: volevo principalmente andare a vedere la Viterbo sotterranea, quindi, mi dirigo verso piazza della Morte. Strano nome per una piazza: è dovuto alla "compagnia della morte" che, un tempo, gestiva le sepolture!
Li sulla piazza si trova il negozio/biglietteria/accesso alla città sotterranea: le visite partono ogni mezz'ora e il biglietto costa solo 4 euro (ad Orvieto avevo pagato 6 euro). Si possono visitare circa 150 metri di cunicoli e la guida ci ha detto che loro come "ditta privata " (scusate le virgolette, ma non mi vengono le parole adatte) hanno in gestione questa parte di Viterbo da circa un anno e stanno provando a scavare anche altre parti che possono essere scavate: purtroppo i problemi sono molti e non sempre è semplice risolverli (in primis tutto ciò che riguarda la parte burocratica della storia). La parte sotterranea di Viterbo è in tufo, come quella di Orvieto e come Pitigliano e Civita di Bagnoregio. Se siete in zona fateci un salto (il prezzo è, in fondo, ancora abbordabile).
Una volta finita la visita, non si può non andare al quartiere San Pellegrino: si tratta del quartiere medievale di Viterbo e, girando per le sue strade sembra di fare davvero un salto nel passato. Perdeteci un pochino di tempo: offre anche tantissimi scorci molto, ma molto eh, belli (soprattutto per gli amanti della fotografia).
Arrivo a Piazza San Lorenzo dove sapevo di trovare diversi edifici importanti della storia di Viterbo: il palazzo dei Papi, la Cattedrale di San Lorenzo e la Dimora di Valentino della Pagnotta (dal nome del priore che nel 1458 acquistò l'edificio); belli anche gli edifici di fronte a quest'ultimo edificio: se non sbaglio vi è la sede della curia vescovile e, salendo la scalinata ci si trova in una specie di terrazzo su Viterbo (che però non ha una grande vista: si vedono si edifici importanti, ma soprattutto la Viterbo moderna).
Presa dalla stanchezza, l'ultima tappa della mia giornata è stata piazza del Plebiscito con il palazzo del governo, il palazzo dei Priori e il sarcofago della Bella Galliana.
Ci sono molte altre cose da vedere a Viterbo, come il Duomo e le molte altre chiese che vi si trovano. Magari un giorno tornerò a vedere anche quelle.

Fontana grande

Il verde nella città.

Viterbo sotterranea

Scorcio di paese

Viterbo: quartiere San Pellegrino

La Cattedrale di San Lorenzo

Viterbo: quartiere San Pellegrino

Sede della curia vescovile

piazza San Lorenzo da una visuale diversa


venerdì 2 settembre 2011

Delhi: cosa vedere nella capitale indiana

A Delhi l’antico ed il moderno sono costantemente l’uno a fianco dell’altro sia nelle testimonianze dei diversi imperi che si sono succeduti, ma anche vita e nella sociètà dell'india di oggi.

La maggior parte dei monumenti e dei resti del passato sono di origine medievale e di ispirazione islamica. I turisti interessati ai resti pre-islamici potranno visitare il Rock Edict, l’editto sulla roccia fatto scolpire dall’imperatore buddista Ashoka (273-236 a.C.) vicino a Srinivasapuri (Delhi meridionale); l’incisione contiene l’appello con il quale il grande monarca esortava la sua gente a seguire la strada della rettitudine. Altre iscrizioni sullo stesso tema sono incise su due colonne, una situata nel Kotla Firuz Shah e l’altra posta nella parte settentrionale di Delhi. L’architettura indo-islamica standard cominciò a imporsi durante il periodo Khalji e sviluppò nuove tecniche di costruzione dalle caratteristiche raffinate come l’arco a punta, la cupola bassa e la decorazione geometrica. Il miglior esempio architettonico di questo periodo è l’Alai Darwaza, situato nel complesso di Qutb. Gli edifici eretti durante il periodo moghul rappresentano il punto più alto dell’architettura di Delhi. Lo stile dei monumenti moghul combina abilmente i caratteri tradizionali indù con i tratti degli ultimi anni del Sultanato. Shahjahanabad ospita alcuni interessanti esempi dell’architettura del tempo di Shan Jahan e dei suoi successori.

L’edificio più importante è il complesso della Moschea Quwwatu’l Islam, situata all’interno della Fortezza Tomar. La moschea, eretta tra il 1192 e il 1198 da Qutbu’d-Din, comprendeva un cortile, alcuni chiostri ed una sala per la preghiera. All’interno del complesso si trova uno splendido corridoio formato da diverse colonne indù; nel cortile della moschea, inoltre, si erge un pilastro di ferro rappresentante Vishnu, che si deve a Chandra Gupta, sovrano del IV secolo d.C. Nel 1199 cominciò la costruzione di un altro dei simbolo della città: il Minareto di Qutb, simbolo di vittoria e richiamo per i fedeli; il minareto è una torre rastremata a cinque piani alta 72,5 metri. Tra gli altri resti del complesso vale la pena di segnalare la tomba del sultano Iltutammish e soprattutto Mehrauli, nota per il suo caratteristico piccolo bazar. Il villaggio possiede due importanti luoghi di culto: il tempio della dea Jogmaya e la tomba del divino Khwaja Bakhtyar Kaki (1336), spesso visitata dai pellegrini del luogo. Altri importanti monumenti di Mehrauli sono: la Tomba di Adham Khan, la Vasca di Shamsi, lo Jahaz-Mahal e la Tomba di Jamali con i suoi soffitti colorati.

Contenuta all’interno di Delhi, Tughlaqabad fu costruita dal primo sovrano della dinastia Tughlaq; si tratta di una città molto ben progettata, del perimetro di circa 6,5 chilometri, dotata di una cittadella e di un bacino per il rifornimento d’acqua a sud. Il monumento meglio conservato della zona è il mausoleo di Ghiyasu’d-Din Tughlaq, un edificio in pietra rossa con mura inclinate e cupola in marmo situato all’interno di una mini-fortezza munita di merli e bastioni. Sulla via del ritorno da Tughlaqabad potrete dare un’occhiata alle rovine di Jahanpanah, la “quarta Delhi”, ed in particolar modo ad alcuni splendidi edifici tughluq come la Moschea di Khirki, con il suo profilo di minuscola fortezza, la Moschea di Begampuri, con la sua immensa facciata, ed il palazzo chiamato Bijay-Mandal.

Dirigendosi verso nord, oltrepassando le fortificazioni di Siri ed alcuni centri abitati di recente costruzione, giungerete alla tomba del santo musulmano Nizamuddin Aulia. Nelle vicinanze si trovano la Moschea Jamaatkhana (1315) ed altre rovine storiche. Ad est sorge il Mausoleo di Humayun, fatto erigere dalla sua sposa nel 1565. Il monumento, esempio della prima architettura moghul, è una specie di sepolcro-giardino a pianta ottagonale con doppia cupola che più tardi servì da modello per la costruzione del Taj Mahal. Più a nord, su Mathura Road, ecco le rovine di Dinpanah, la “sesta Delhi”, costruita proprio da Humayun. Sulla destra sono visibili le rovine di un mercato, una porta d’accesso alla città ed una moschea fatta erigere dalla nutrice di Akbar (1561); sul lato opposto noterete dei bastioni, un fossato ed i portali di Purana Qila, la cittadella di Humayun. Al suo interno potrete ammirare una magnifica moschea ed il Sher Mandal, un padiglione ottagonale a due piani risalente al XVI secolo. Non lontano da Purana Quila, verso nord, si trova il Kotla Firuzshah, costruito con pietrisco e macerie di altre costruzioni. Nei pressi delle mura meridionali di Purana Qila è situato lo zoo di Delhi, famoso per le sue tigri bianche e per la grande varietà di animali e di uccelli, in gran parte migratori. A ovest di Purana Qila si trova l’India Gate, costruito per ricordare la Prima Guerra Mondiale, con i suoi ampi prati rasati e le sue vasche, ed il Palazzo Presidenziale, dotato di 340 stanze e circondato da immensi giardini. L’area compresa tra l’arco dell’India Gate ed il Palazzo Presidenziale è il teatro dello sfavillante spettacolo che si svolge ogni anno il 26 gennaio in occasione delle celebrazioni del Republic Day. A sudest dei prati dell’India Gate si trova la Galleria d’Arte Moderna, contenente numerosi esempi di pittura e scultura indiana. La galleria ospita anche alcuni dipinti del famoso poeta Rabindranath Tagore, di Amrita Shergil e di Jamini Roy. Nelle vicinanze è situato il Museo Nazionale Indiano che tra i pezzi esposti annovera importanti collezioni di arte e archeologia indiana oltre a diversi murali centro-asiatici e altre antichità.

Percorrendo Aurobindo Marg oltre Vijay Chauk e Parliament Strett giungerete a Connaught Place, la zona più famosa di Nuova Delhi con i suoi hotel, ristoranti e negozi. Gli empori di artigianato locale sono situati in Baba Kharak Singh Marg, sempre nelle vicinanze di Connaught Place. All’incrocio tra Connaught Circus e Parliament Street vale sicuramente la pena di visitare lo Jantar Mantar, un edificio dalla singolare struttura: si tratta di un osservatorio in muratura grezza appartenuto al nobile moghul Jaisingh, dotato di enormi apparecchi astronomici asserviti alla codificazione degli almanacchi. Più a ovest è situato il Tempio di Lakshmi Narayana fatto erigere alcune decadi fa dai Birla, famosa famiglia di industriali indiani. Sulla riva ovest dello Yamuna, lungo le mura orientali della città, si trova Red Fort, un complesso dalla pianta oblunga creato da Shan Jahan e adibito dallo stesso a residenza reale. La struttura dispone anche di un mercato chiamato Chhata Bazaar, posto tra Lahori e Naubat Khana, e conta numerosi palazzi, per la maggior parte in marmo. Tra i luoghi di maggiore interesse ricordiamo il Salone delle Udienze Pubbliche e Private, i bagni reali, la Moti Masjid, il Rang-Mahal e il Nahri-Bahisht, un canale ornamentale a fianco dei giardini. Di fronte a Red Fort c’è Chandni Chauk, principale strada commerciale di Shahjahanabad, un tempo divisa a metà da un canale. Sul lato sinistro della strada sorgono tre importanti edifici religiosi: il Lal Mandir, il Tempio di Gauri-Sankar, dedicato a Shiva e alla sua famiglia, e un Gurdwara Sikh costruito nel luogo in cui venne martirizzato Guru Tegh Bahadur, il nono maestro Sikh. A nord di Red Fort, oltrepassata l’entrata Kashmiri, troverete: la St. James’s Church (1824) con le sue belle sculture; Metcalfe House, dimora del “Resident” britannico; una colonna di Ashoka portata a Delhi da Firuz Tughluq; e la Tomba della Principessa Roshanara. Il territorio compreso tra l’entrata Kashmiri e il Ridge a nord, è chiamato ancor oggi Civil Lines e fu ampliato dagli inglesi prima della costituzione di Nuova Delhi. Proprio in questa zona, nei pressi dell’antica residenza del vicerè, è situata l’Università di Delhi.

La città offre molte opportunità per lo shopping con una apprezzabile varietà di bazar che vendono abiti economici e aree dove si concentrano le boutique degli stilisti più famosi. In città troverete poi numerosissimi e suggestivi articoli di artigianato, tra cui tessuti, oggetti in ottone, legno e metalli, gioielli, articoli in pelle e tappeti. Troverete inoltre un’incredibile varietà di sari regionali, da quelli eleganti in seta, chiffon e georgette, a quelli più casual in cotone o crèpe. Tranne che negli empori e negli altri negozi che applicano prezzi fissi, dovrete contrattare con decisione.

Il clima di Delhi è di tipo monsonico, nettamente diviso in due stagioni: quella secca e quella umida. Quest’ultima, anche detta monsonica, è compresa tra giugno e ottobre, anche se nello specifico sono luglio e agosto i mesi maggiormente piovosi. Da fine ottobre a maggio le giornate sono invece generalmente soleggiate e gradevoli, con l’unico neo rappresentato dalle fitte nebbie che spesso calano sulla città a causa soprattutto dell’elevato tasso di inquinamento. Per quanto riguarda le temperature, i mesi più gradevoli sono febbraio e marzo, mentre da fine aprile all’arrivo dei monsoni le giornate sono torride e afose, con valori massimi che abitualmente raggiungono i 40 gradi.

Fonte| Il turista
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